Donna sorride al Wahiba Sands - Oman

Due settimane in Oman: cosa vedere assolutamente

Devo ammetterlo: il viaggio in Oman ci è venuto davvero bene. E ripensando a quei giorni di forsennata ricerca pre-partenza avrei tanto voluto trovare un articolo esaustivo, preciso ed emozionante che mi aiutasse nell’organizzazione. Voi siete fortunati perché un articolo così lo state leggendo ora.
Lasciate che vi racconti tutto quello che dovete sapere per un perfetto road trip in Oman di due settimane: che cosa vedere, le distanze da percorrere, dove dormire e mangiare e tutte le informazioni utili che vi servono per girare il Paese in macchina.
Bonus extra per i lettori-genitori: abbiamo viaggiato con due bambine piccole, di 2 e 3 anni.

Il viaggio in pillole

Periodo: 6-19 febbraio 2026
Durata: due settimane, di cui 12 giorni pieni
Participanti: due adulti appassionati di viaggi e due bambine piccole a frenare – solo un pochino – le nostre pazze idee.
Mezzo di trasporto: abbiamo noleggiato un 4*4, necessario per raggiungere Jebel Shams, Saiq Plateau e guidare nel deserto delle Wahiba Sands. Abbiamo scelto la compagnia ABC, ma attenzione: non ve li consiglio. Ci si è rotta la macchina a metà viaggio e l’assistenza è stata pessima.

Le tappe

  1. Muscat all’inizio
  2. Misfat al Abriyeen
  3. Jebel Shams
  4. Forte di Jabreen
  5. Nizwa per il tramonto
  6. Saiq Plateau
  7. Nizwa per il mercato del bestiame
  8. Il deserto delle Wahiba Sands
  9. Wadi Hawer
  10. Ras Al Jinz
  11. La costa Sur-Muscat
  12. Muscat alla fine

Tre highlight

  • Dormire nel deserto
  • Nuotare nel wadi
  • Camminare per i canali di irrigazione di Misfat al Abriyeen

Tre lowlight

  • Saiq plateau
  • Sur
  • La ristorazione

Ora però concentriamoci sull’itinerario. Qui tutte le tappe nel dettaglio del nostro road trip in Oman di due settimane.

Muscat all’inizio

Il nostro viaggio parte dalla capitale, come molti viaggi in Oman: Muscat è infatti una sorta di tappa obbligata, siccome si arriva qui con l’aereo. Da Muscat avrete anche il volo di rientro.
Io consiglio di starci tre notti all’inizio, per poter esplorare la città con calma, e due notti alla fine, per concedervi un po’ di sano relax in uno dei tanti resort di lusso.
La capitale omanita è una città che mi ha sicuramente colpita e per questo ho scritto un articolo approfondito sulle cose che bisogna assolutamente vedere a Muscat.

Dove dormire a Muscat

Per le prime tre notti abbiamo scelto il city-hotel Royal Tulip Muscat: grazie alla sua posizione centrale e alla piscina rooftop è stato per noi il compromesso perfetto tra sightseeing e relax. Per concludere il viaggio in bellezza abbiamo invece scelto un resort di lusso, il Grand Hyatt Muscat. Come ci siamo trovati ve lo racconto nel dettaglio alla fine di questo articolo.

Dove mangiare a Muscat

Come vi racconto nel dettaglio nell’articolo su Muscat, la ristorazione nella capitale omanita (e in generale nel Paese) non ci ha convinti. Segnatevi però questi posti:

  • Ubhar Restaurant, per piatti tipici omaniti, tra cui stufati con carne di cammello.
  • Turkish House, per pesce alla griglia e specialità turche.
  • Topi Vappa Biriyani, ristorante indiano di biryani.
  • Tuscany, se a fine vacanza sentite proprio la mancanza della buona cucina italiana.

Misfat al Abriyeen

La nostra seconda tappa è stata Misfat al Abriyeen, due ore e mezza di macchina da Muscat.
Perché abbiamo scelto Misfat? Innanzitutto perché nei vari articoli che avevo letto dicevano fosse un paesino magico, da non perdere. E poi perché rappresentava la sosta perfetta tra Muscat e la nostra terza tappa, il Jebel Shams.
Che dire, Misfat è stata una delle mie tappe preferite del nostro viaggio in Oman, un vero highlight.            
È un luogo straordinario, bellissimo, fotogenico, immerso in un palmeto e attraversato dai falaj, i canali di irrigazione omaniti, tra i quali farsi indimenticabili passeggiate.
Noi ci siamo stati due notti perché abbiamo voluto dedicare un giorno alla visita del paesino e l’altro al Jebel Shams, di cui vi parlo nel paragrafo sotto.

Vista sul paesino di Misfat al Abriyeen e sul suo palmeto

Nei dintorni di Misfat da non perdere il panorama dal view point Al Hamra: una distesa infinita di palme e il villaggio in argilla sullo sfondo, perfetti per una foto ricordo.

Il bellissimo panorama che si apre dal view point Al Hamra

Dove dormire a Misfat

Noi abbiamo dormito da Bait Falaj Al Misfah Hospitality, nel centro del paesino. Avevamo inclusa una colazione molto semplice servita sulla terrazza rooftop e, in camera, una vasca da bagno indimenticabile con vista sul palmeto. Non solo: appena arrivati il nostro host ci ha accompagnati per un walking tour gratuito del paesino, fornendoci molte informazioni interessanti.

Dove mangiare a Misfat

Noi abbiamo cenato a buffet sulla terrazza di un altro hotel, Al Misfah Hospitality Inn, e ci siamo trovati bene. Non c’è molta scelta in generale nel paesino. Da non perdere però il Rogan Cafè, un posto in pace con il mondo che serve una delle bevande più squisite mai provate in vita mia: iced latte con zafferano.

Jebel Shams

Lo troverete in ogni guida sull’Oman: il Jebel Shams, anche chiamato Grand Canyon d’Arabia, è un must see.
Da Misfat si raggiunge in circa un’oretta di macchina, anche se a livello di chilometraggio è molto meno. La strada però è per un bel tratto, quello finale, non asfaltata e in salita: serve per forza del tempo (e un 4*4).
Io ho dei sentimenti contrastanti rispetto a questo luogo. Avevo avuto la stessa sensazione al Grand Canyon negli Stati Uniti: fondamentalmente quello che vedrete è roccia e vi deve piacere quel tipo di paesaggio, fare delle camminate nella natura e, in generale, la montagna. Se invece come me preferite paesaggi più vari e non siete super appassionati di trekking, potreste rimanere delusi.
Noi poi con le bambine non abbiamo potuto fare la Balcony Walk, la camminata lungo il canyon che – dicono – regala viste da brividi. Se la volete fare vi consiglio di partire da questo punto. Qualche metro più avanti troverete anche un bar in cui fermarsi per un caffè e godersi un bellissimo panorama.

Uno scorcio del Jebel Shams - Oman
Signori e signore il Grand Canyon d’Arabia: Jebel Shams

Forte di Jabreen

Dopo le due notti a Misfat ci siamo spostati verso sud e abbiamo deciso di visitare il forte di Jabreen, distante solo 45 minuti. Documentandoci avevamo letto fosse quello più bello fra tutti i forti omaniti. Poco lontano c’è anche il forte di Bahla, patrimonio Unesco: fate le vostre ricerche e capite qual è quello che fa più per voi.
Per la cronaca, a noi il forte di Jabreen è piaciuto moltissimo: è un luogo magico, che vi trasporterà in una realtà parallela. Per gli amanti della fotografia e dell’aesthetic sicuramente da non perdere. Lascio parlare le foto qui sotto.

Nizwa per il tramonto

Dopo il forte di Jabreen, ci siamo indirizzati verso Nizwa, distante solo 30 minuti. Il piano iniziale era di fermarsi per una sosta veloce siccome si trovava esattamente a metà strada sul tragitto per la prossima tappa: il Saiq Plateau.
Una volta a Nizwa, però, non abbiamo resistito una visita al forte, che avevo letto essere speciale. E in effetti è stato così, probabilmente uno dei momenti più emozionanti di tutto il viaggio in Oman. Lo scorcio che si apre dalla terrazza del forte sulla moschea è da incorniciare.

Vista sulle montagne al forte di Nizwa - Oman
Vista sulle montagne al tramonto al forte di Nizwa
Che immagine ricca di fascino: una donna omanita in posa al forte di Nizwa

Dove dormire a Nizwa

Prenotate in largo anticipo l’hotel nel souq (la città tra le mura, dove si tiene anche il mercato), altrimenti rischierete di non trovare posti letto, specialmente nel weekend. Noi siamo stati da Omani Guest House (grazie viaggiatore sconosciuto per aver cancellato all’ultimo minuto) e ci siamo trovati benissimo.

Dove mangiare a Nizwa

Per una buona colazione o pranzo vista moschea segnatevi il ristorante Drisha, mentre se avete voglia di un buon gelato andate da Mine Ice Cream (ci sono tanti gusti super tipici omaniti, come l’halwa o il franchincenso). Sulla stessa via della gelateria troverete anche un posticino fantastico per degli smoothies di frutta fresca. Appena fuori dal centro città, invece, potete fermarvi da Golden Tulip Nizwa, un hotel con ristorante con licenza, ovvero che serve alcool. Non me ne vogliate, ma dopo qualche giorno completamente astemi avevamo voglia di un drink. Mi ringrazierete a fine vacanza.

Saiq Plateau

Dopo Nizwa ci siamo diretti al Saiq Plateau, circa un’ora di auto. Questo altopiano a 2000 metri è famoso per la coltivazione delle rose di Damasco e di svariati alberi da frutto, qualche punto panoramico sulle coltivazioni a terrazza e resort di super lusso.
La vista al Saiq Plateau è stato per noi però l’errore più grande del viaggio in Oman. Non siamo rimasti positivamente sorpresi da quello che abbiamo visto, complice anche la bassa stagione (le rose fioriscono a fine marzo/aprile).
Siamo stati al Diana View Point – in onore della principessa Diana che qui si fermò a contemplare il paesaggio – e giudicate voi dalla foto sottostante. Per i miei gusti tanta roccia – troppa. Credetemi, ci sono panorami più belli ad attendervi in Oman.
Anche i paesi tradizionali d’argilla (Al Aqur, Al Ayn e Ash Sharaijah) ci sono sembrati – visti da lontano – un po’ abbandonati a se stessi e non meritevoli di una visita, che infatti non gli abbiamo concesso.
La colpa è stata nostra però: il Saiq Plateau non è un’area che va vista in un giorno, ma che va scoperta lentamente e profondamente. È da considerare come un’esperienza da vivere, nella giusta stagione e documentandosi a fondo. Ad esempio visitando un roseto come questo, trascorrendo qualche giorno di puro relax in resort di lusso come Anantara Al Jabal Al Akhdar Resort oppure esplorando i sentieri della zona, accompagnati da delle guide.
Limitarsi alla mera visita dei luoghi come abbiamo fatto noi non ve lo farà piacere ed è un peccato. Con il senno di poi avrei invece visitato Wakan, che dicono sia speciale a febbraio con la fioritura degli alberi da frutto, o Bylad Sayt, con le coltivazioni a terrazza dal verde brillante. Da considerare però bene le distanze, le tempistiche e la condizione delle strade per raggiungerli.

Nizwa per il mercato del bestiame

La sera stessa della giornata passata al Saiq Plateau siamo tornati a Nizwa, perché volevamo assolutamente essere lì per il mercato del bestiame del venerdì mattina.
È inutile nasconderlo: il mercato è molto visitato e il rapporto turisti-pastori può risultare sproporzionato. A noi però è piaciuto assistere a questo evento, davvero inusuale per i nostri standard europei.
Si possono osservare dei momenti di vita quotidiana omanita, usi e costumi autentici. Non voglio dirvi esattamente come si svolge il tutto perché è bello anche lasciarsi un po’ sorprendere, ma piuttosto vi lascio un suggerimento. Se ci tenete al posto in prima fila arrivate verso le 6:30, anche se io comunque vi sconsiglio la levataccia: quello che potrete osservare da vicino sono, alla fine dei conti, delle capre messe in vendita dal loro pastore. Noi siamo arrivati verso le 7:30 e non avevamo la visuale libera in quanto c’erano già molte persone, ma ci siamo goduti comunque il mercato e la sua unicità.
In generale il ricordo più bello che ho è la vivacità di Nizwa in quella mattina. C’era il mercato della frutta all’aperto e una bella atmosfera di festa. Mi faceva sicuramente effetto pensare che fossero solo le prime ore del mattino e che ci fosse già tutto quel movimento.

Abbiamo salutato quella parte di Oman con una foto ricordo al bellissimo punto panoramico di Birkat Al Mouz, con il palmeto e il villaggio tradizionale, 25 minuti da Nizwa. Poi ci siamo diretti verso quello che è stato l’highlight di tutto il nostro viaggio in Oman, ovvero il deserto delle Wahiba Sands. Due ore e un quarto dopo ci siamo ritrovati in un altro mondo.

Il deserto delle Wahiba Sands

Non potete non farlo: in Oman dovete assolutamente dormire nel deserto. Non serve prenotare con largo anticipo: ci sono vari campi e tanta disponibilità, però l’esperienza che abbiamo fatto noi è stata davvero speciale. Vi consiglio quindi di prenotare prima solo per non rischiare di non riuscire a farla. Noi infatti non siamo stati in un campo con altre persone, ma eravamo completamente soli, in una fantastica situazione di pace e silenzio assoluti.
Ci siamo trovati con il nostro host a Bidiyah (un paese appena fuori dal deserto), ci ha sgonfiato un po’ le gomme (necessario per riuscire a guidare sulla sabbia) e lo abbiamo seguito fino a un punto di ritrovo, più di trenta minuti di macchina oltre le dune. Guidare in quel contesto così straordinario vale da solo l’esperienza: vi accorgerete, entrando piano piano nelle dune, di quanto il paesaggio diventi sempre più incredibile, di quanto fantastici siano i colori e di quanto piccoli siamo noi rispetto alla magnificenza della natura. Dal punto di incontro alla nostra tenda siamo invece andati con la macchina dell’host, perché guidare in quell’ultimo tragitto sarebbe stato troppo difficile per noi. Se non ve la sentite di guidare fino al punto d’incontro niente paura: il nostro host offriva anche il passaggio completo da Bidiyah alla tenda.
Per me era la prima volta nel deserto e l’entusiasmo per questa nuova esperienza era incontenibile. Arrivati a destinazione l’ondata di euforia si è diffusa a tutta la famiglia. Abbiamo cominciato a goderci quelle che sono state delle ore indimenticabili, a partire da un piacevolissimo succo di melograno di benvenuto. Poi ci siamo avventurati in solitaria per le dune e abbiamo perfino incontrato una simpatica lucertola del deserto, nascosta tra gli infiniti granelli. Tramonto memorabile e poi la cena più buona di tutto il viaggio a base di pollo con il curry, verdure, riso, spinaci. Dopo cena il nostro host ci ha acceso un falò e il resto della serata è passato semplicemente a guardare le stelle. Complice l’escursione termica andare sotto le coperte è stato un vero piacere, così come addormentarsi nel silenzio più totale. La mattina ci ha svegliato l’alba, salita lentamente tra le dune, e poi ci aspettava una colazione eccezionale.
Per scelta non abbiamo fatto le varie escursioni che si possono solitamente fare nel deserto, come l’andare a cammello o il dune bashing (la guida avventurosa e adrenalinica tra le dune): ci è sembrato più rispettoso fare delle attività tranquille e silenziose.            
Un ultimo consiglio che può tornare utile: all’inizio avevamo pensato di stare due notti nel deserto, perché una notte sola ci sembrava troppo poco per un’esperienza tanto speciale. In realtà con il senno di poi, per quanto le ore trascorse lì siano state meravigliose, non so cosa cosa avremmo potuto fare tutto il giorno dopo. Eravamo davvero in mezzo al nulla. Per non parlare del caldo, che nelle ore centrali si fa sentire. Lo consiglierei a chi viaggia da solo o in compagnia: si può leggere un libro, giocare a carte, occupare il tempo in vari modi. Noi siccome viaggiavamo con le bambine abbiamo preferito fare una notte e basta. È stato giusto così. Sicuramente, indimenticabile.
Volete farlo anche voi? Vi lascio qui il sito per prenotare la vostra notte del deserto. Poi fatemi sapere come è andata.

Wadi Hawer

Dopo la notte nel deserto il nostro piano era di andare a rinfrescarci in un wadi. Iniziamo dal rispondere alla domanda “cos’è un wadi”, siccome potreste non saperlo (io non ne avevo mai sentito parlare prima del viaggio in Oman). Secondo la Treccani, il wadi è un corso d’acqua tipico dei paesi aridi che, per l’estrema rarità delle precipitazioni, appare di regola come un alveo asciutto e attivo solo eccezionalmente subito dopo le piogge. Secondo me, i wadi sono una di quelle cose in Oman da non perdere per nessuna ragione al mondo.
Noi avevamo scelto di andare al Wadi Bani Khalid perchè dalle ricerche fatte avevamo letto fosse quello più semplice da esplorare con i bambini. Quando chiediamo un’ultima conferma all’host della nostra tenda nel deserto ci sconsiglia però di andare lì per via di alcuni lavori in corso e ci indirizza verso il wadi Hawer. Non ci potevo credere: avevo visto foto di questo wadi e lo sognavo a occhi aperti, ma pensavo sarebbe rimasto, appunto, un sogno in quanto poco indicato per chi viaggia con bambini piccoli. Con una buona dose di scetticismo decidiamo di dare ragione al nostro host e di dirigerci comunque verso wadi Hawer. Un’ora e mezza circa dopo arriviamo, parcheggiamo e procediamo a piedi verso l’inizio del wadi. Una tratta piuttosto corta, fattibile con bambini nel marsupio e con quelli a cui sta bene camminare per qualche minuto.
Una volta arrivati abbiamo visto che la prima parte consisteva in dei ruscelli pianeggianti con delle pozze d’acqua dove le bambine potevano giocare liberamente, lanciare sassolini, bagnarsi i piedini: erano felici di essere lì. A noi rimaneva la scelta di che cosa fare, perché l’attraversamento del wadi non è possibile con dei bambini piccoli. Eravamo però entrambi allineati sul fatto che non avessimo viaggiato fino a lì per stare a guardare un piccolo ruscello. Così, a turno, siamo andati alla scoperta del wadi, salutandoci per più di un’ora e sperando che l’altro avrebbe fatto ritorno sano e salvo.
Che esperienza incredibile: la natura qui è sconvolgente, non avevo mai visto un paesaggio del genere prima. Per dare inizio a questa avventura bisogna tuffarsi dagli scogli iniziali in pozze d’acqua trasparente e cristallina e poi procedere lungo il canyon. L’adrenalina è assicurata: bisogna tuffarsi, poi nuotare, poi arrampicarsi, poi camminare e di nuovo tuffarsi nel fresco. Da non perdere i punti panoramici, da cui si possono ammirare delle bellissime cascate e, per i più coraggiosi, anche buttarcisi dentro. Il canyon può essere esplorato in autonomia, ma se volete una sicurezza in più potete andare con delle guide che troverete sul posto, per meno di 10€. Ovviamente wadi Hawer non è consigliato per chi ha problemi motori o per chi non si sente particolarmente agile nei movimenti. In caso contrario, sarà un’esperienza fantastica.
Per me sicuramente uno degli highlights del viaggio in Oman: grazie a una guida che ho ingaggiato praticamente all’ultima roccia, ho avuto la fortuna, l’adrenalina, l’emozione di entrare in una secret cave che, come potete immaginare dal nome, è una cava segreta in cui si può entrare solo scivolando nel nulla tra due fessure nella roccia. In quella situazione ho davvero lasciato il senso di responsabilità a casa. Una volta scesa nella cava buia, però, davanti ai miei occhi lo spettacolo di due cascate a getto, da attraversare. E infine come premio una piccola piscina naturale, con cascata inclusa. Ho pianto per un mix di emozione, paura, adrenalina, gioia, quello che volete. Non ho foto: è tutto custodito nell’anima. Per sempre.

Camminando verso il Wadi Hawer
La bellezza sconvolgente di quel paesaggio unico
Pronta per un avventura adrenalinica: l’esplorazione in solitaria del Wadi Hawer, tra i più belli dell’Oman

Ras Al Jinz

Dopo la città, la montagna, il deserto e il wadi, avevamo voglia di un po’ di mare. Detto fatto in Oman e, due ore e un quarto dopo, eravamo nella zona di Ras Al Jinz. Anche il mare non ci ha lasciati indifferenti in Oman. Anzi, ha confermato l’eccezionalità di questo paese nell’offrire una varietà straordinaria di paesaggi.            
La zona di Ras Al Jinz è famosa perché sulle sue spiagge nidificano le tartarughe marine. Un evento che si può osservare attraverso dei tour appositi, all’alba e al tramonto. In alta stagione (maggio-settembre, con picco a giugno e luglio) è molto facile assistere alla schiusa delle uova e ammirare i cuccioli che raggiungono il mare. Noi abbiamo deciso di non fare quel tour perché essendo bassa stagione avremmo rischiato di fare un’attività impegnativa a livello di orari per vedere forse solo una o due tartarughe, insieme ad altre 30 persone.
Il nostro viaggio in Oman è stato però talmente perfetto e fortunato che l’esperienza tartarughe siamo riusciti comunque a viverla in totale libertà e in maniera totalmente inaspettata.
Siamo arrivati alla spiaggia – non a caso chiamata – Turtle Beach a Ras Al Hadd, con barchette dei pescatori super pittoresche, sabbia morbida e dorata, mare turchese e… tartarughe marine! Non appena arrivati alla spiaggia infatti, neanche a farlo apposta, abbiamo visto una tartaruga marina in acqua e una tartaruga baby sul bagnasciuga intenta a raggiungere il mare. Un momento davvero indimenticabile.

Dove mangiare a Ras Al Jinz

Per mangiare in questa zona vi segnalo il Ras Al Jinz Turtle Resort, da cui partono anche i tour per osservare le tartarughe. Non aspettatevi un’esperienza gourmet (la ristorazione in Oman è stata in generale deludente), ma almeno troverete un buffet vario e a prezzo fisso ad aspettarvi.

Dove dormire a Ras Al Jinz

Noi ci siamo trovati bene da Ras Al Hadd Orchid: ottimo rapporto qualità prezzo e colazione inclusa.

La costa Sur-Muscat

Il nostro viaggio sta per terminare e dobbiamo ritornare a nord, verso Muscat. Ci aspettano tre ore di macchina e per questo decidiamo di fermarci a dormire a metà strada, così da poter esplorare il tratto di costa Sur-Muscat. Ci siamo fermati in una spiaggia tra Tiwi e Fins per un po’ di mare, ma non mi sento di consigliarvela particolarmente.
Assolutamente sì, invece, il fantastico resort in cui abbiamo dormito la notte, il Dahbab Bay Resort. Tra l’altro questo è stato un vero colpo di fortuna: avevamo in realtà prenotato un’altra casa su Airbnb, che però si è rivelata una fregatura e da cui siamo scappati, e così abbiamo trovato una camera qui all’ultimissimo minuto.
Al Dahbab Bay Resort vi attendono una bellissima piscina, una vasca jacuzzi, ma soprattutto una terrazza sul mare da cui abbiamo visto diverse tartarughe marine venire in superficie, una mattina. Un’emozione incredibile, ennesima ciliegina sulla torta di questo viaggio in Oman.
Sur, invece, è stata una delusione. Dalle ricerche che avevo fatto mi ispirava tantissimo e non vedevo l’ora di vedere i dhow nel porto – imbarcazioni in legno ancora costruite in città – con la luce del tramonto. In effetti quel momento è stato speciale, ma lì si chiude. Ho trovato la città rumorosa e piuttosto bruttina. Ci siamo fermati giusto per una cena – pessima – e non siamo più voluti tornare.

Muscat alla fine

Per finire in bellezza un viaggio memorabile, volevamo goderci Muscat in un resort di lusso, uno dei tanti che offre la città. Dato che abbiamo prenotato veramente all’ultimo, l’unico disponibile e che rientrava nel nostro budget era il Grand Hyatt. Ora, non so se è un hotel che mi sento particolarmente di consigliare perché credo ce ne siano di migliori a Muscat.
Detto ciò devo dire che i nostri ultimi due giorni di relax in questo hotel cinque stelle sono stati fantastici: ci siamo goduti la bella piscina (le bimbe in primis), le spaziose e sontuose camere da letto, le comodissime sdraio in cui rilassarsi durante il giorno e anche il suo ristorante Tuscany, dove abbiamo mangiato benissimo. Come si fa a mangiare italiano in Oman direte voi, ma credetemi dopo 15 giorni di riso e poco altro avrete voglia anche voi di una pizza o di una fregola con i frutti di mare fatte a regola d’arte, seppur a caro costo.            
Non abbiamo visto più niente di Muscat. Mi sarebbe piaciuto andare ancora una volta a Mutrah ad ammirare il quartiere dal forte e comprare un gioiello al souq dell’oro oppure andare in un ristorante tradizionale e assaggiare lo shuwa, il piatto tipico omanita. Eravamo però talmente rilassati e in pace con il mondo in quell’hotel che abbiamo preferito rimanere lì a ricaricare le batterie prima del rientro.
Indimenticabile al Grand Hyatt è stata sicuramente la colazione, a mani basse la più buona che io abbia mai avuto il piacere di provare. È certo: rimpiangerete il volo di rientro.

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Amate i posti lontani ed esotici? Leggete i miei articoli qui sotto!

P.S. In questo momento di instabilità politica un viaggio in Oman potrebbe non essere la scelta più azzeccata. Spero però che questo articolo possa essere utile a chiunque decida di visitare questo straordinario Paese, non appena possibile. Per domande, sono a vostra disposizione.

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